Il rapporto annuale di PwC: i volumi lordi scendono da 341 a 165 miliardi
Lo sforzo delle banche italiane sul fronte dello smaltimento dei crediti deteriorati è evidente, tanto da essere riconosciuto dalla stessa Vigilanza. Ma se si allarga la vi suale, cifre alle mano, la pulizia fa impressione: negli ultimi quattro anni, gli istituti domestici, tra cessioni, cartolarizzazioni e pulizie interne, sono riusciti a dimezzare lo stock dei crediti deteriorati dai picchi del 2015: basti pensare che se nel 2015 i volumi lordi di crediti non performing erano pari a 341 miliardi, a giugno il dato era sceso a 165 miliardi.
La fotografia, scattata dal consueto rapporto annuale di Pwc sul mercato italiano dei non performing loans, mette in evidenza gli importanti passi avanti fatti dal sistema del credito. In particolare nel segmento delle sofferenze, il cui stock è sceso da 200 miliardi a 88 miliardi negli ultimi quattro anni. Un valore, quello degli Npl, che si riduce ulteriormente a 32 miliardi se si considerano anche le coperture messe dagli istituti.
Decisivo, in questo senso, il ruolo delle cessioni tramite Gacs. Le garanzie pubbliche hanno infatti permesso la cartolarizzazione di circa 68,7 miliardi di Npl, il 60% circa dei quali su crediti garantiti, spalmate su una ventina di operazioni. A fare la parte del leone è stata Mps, con la maxi-cartolarizzazione da 24,6 miliardi lordi (con servicer Cerved, Prelios, doValue, Credito Fondiario) ma operazioni di rilievo sono state anche quelle di UniCredit (con Fino 1 da 5,4 miliardi, e Prisma, da 6,1 miliardi), e Banco Bpm (con Exodus, da 5,1 miliardi, e Ace per 7,4 miliardi). «Il rinnovo della Gacs continuerà a favorire la vendita degli Npl – spiega Gabriele Guggiola, Regulatory deals leader di PwC – così come dimostrato dalla significativa pipeline di operazioni in fase di strutturazione».
Ma dove sono concentrate, e in mano a chi sono le sofferenze italiane? I dati mostrano come il maggiore tasso di bad loans appartenga all’Umbria (9,7%), seguita da Abruzzo-Molise (9,6%), Campania (9,5%) e Sicilia (9,4%). Nel complesso, la Lombardia detiene il 20,8% delle sofferenze totali del Paese, mentre il tasso di sofferenze è relativamente più basso (4,3%). Al primo semestre 2019, è comunque il segmento delle Pmi e del corporate a detenere la fetta più grande delle sofferenze (71%), mentre il rimanente è suddiviso nei segmenti Consumer (21%) e Family business (6,3%). Resta, sullo sfondo, il tema degli Utp, che potrebbe registrare un’accelerazione dopo la maxi-operazione Project M di Intesa San Paolo con Prelios. «Tutto ciò senza dimenticare che gran parte dei 200 miliardi di Npl venduti dalle banche negli ultimi 5 anni deve essere ancora recuperata da servicer e investitori – spiega Pier Paolo Masenza, Financial Services Leader di PwC – In tale contesto, prevediamo che il mercato secondario possa incrementare la propria quota in termini di volumi di transazioni, conquistando lo spazio che non è finora riuscito a ritagliarsi».
Luca Davi